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Sei qui: Home > Vincitori del Premio Letterario Isabella Morra 2017 | Testi e motivazioni della Giuria

Vincitori del Premio Letterario Isabella Morra 2017 | Testi e motivazioni della Giuria

Pubblicato da La Casa della Poesia di Monza - 29/05/2017

Premio Letterario Isabella Morra – 7^ edizione
Pubblichiamo i testi vincitori e le motivazioni della Giuria

Sezione 1) Testo poetico inedito in lingua italiana

1^ classificato

Anita Piscazzi con la poesia Cucimi gli occhi
premio € 300,00 e targa

Cucimi gli occhi

Cucimi gli occhi
fammi rimanere in una via di mezzo
dove le scarpe non hanno piedi e
il tremore dell’orecchio attacca
il nervo.

Un ammasso di spilli il budello
lo stomaco uno scarto laccato
ho incollato l’insonnia al soffitto

Chi siamo?

Mi vesto di fiori e rido nella bocca
di un’altra che mi sta di fronte
di lei è la notte, i miei passi di nessuno.

È umido stasera
leggo il tuo corpo alle manovre
dell’altra.
Il nome che ti ho dato un tempo
non è più radice.

Esco da te confusa nella visione
ho perso il narciso tatuato sulla nuca
lo hai invischiato nei suoi nidi
celesti e bruni.

Dei tuoi accessi
solo poche frasi distaccate.
Accosto il piede al cancello e mi accorgo
di aver aspettato un fiume contrario.

Spegnimi adesso non sono che la mia polvere.

Anita Piscazzi

Motivazioni della Giuria
Metafore in torsione per evidenziare una precisa sofferenza d’amore. Scarti lessicali azzardati a preciso supporto di una dolorosa consapevolezza che non si spegne nel punto interrogativo dell’unico dubbio: “Chi siamo?”. Un’illusione che si fa storia d’abbandono dopo una competizione dove l’“altra” appare vincitrice e l’altero imperativo “Cucimi” e “Spegnimi” disegna la fragilità della solitudine.


2^ classificato

Fabrizio Bregoli con la poesia La scena è quella di un giorno
premio Medaglia artistica La Luna di Monza

La scena è quella di un giorno

La scena è quella di un giorno d’aprile
dopo una pioggia credo, rade rondini
qualche bambino che torna a giocare
l’erba ancora patita, il cielo libero
dall’ovvia schiavitù della metafora.

Tutto è reale, ma non stinge in prosa.
Una mano che non riesco a distinguere
regge una corda annodata ad un muro.
Ne muove un capo, vi disegna un’onda
d’una geometria mista a inerzia
che si consuma in ampiezza a ogni slancio
fino a smorzare l’ultimo frangente
sul gancio arrugginito, dove annulla.

E tutto ha una necessità garbata,
è un’esile perturbazione d’aria
che si dà spazio nella sua ferita
e istante dopo istante va a guarire
un tarlo, a rammendare
un incrinarsi appena del silenzio.

Fabrizio Bregoli

Motivazioni della Giuria
Mentre scorrono i versi, si ingentilisce il volto il lettore. È sereno e con fiducia si lascia accompagnare nei dettagli di stagione, delicati ma saldi. Il curioso invito a osservare il movimento di una corda gli richiede concentrazione e impegno per seguire l’abile disegno. Ma è ancora lieve, disancorato da pesi d’esistenza e fluttua in una dimensione tenue, ben sostenuta dalla perizia del verso.

L’idilliaco scenario rompe le attese quando giunge in chiusa e, pur mantenendo eleganza e garbo, carica di senso il testo, rovesciando il lettore in una muta solitudine.


3^ classificato

Marinella Polidori con la poesia Una cella tutta per sé
premio: targa

Una cella tutta per sé

Sto in cella anch’io assieme a Voi
perché c’è stata già mia madre
e c’è ancora dentro, senza saperlo,
mia sorella

Io no, io non mi sono liberata
emancipata forse, in parte
io resto fiera ma in cattività e silenzio

Sto in cella, qui rimango imbavagliata
neanche tento d’impazzire, non ho tempo e
non è questo il tempo
per l’estremo atto di dolore

Io scrivo e questa è la mia cella
l’isolamento estremo, la stanza in cui mi sono
confinata
Del mio rumore dentro neanche un suono:
è penna che intrattiene la mia pena. Io scrivo
io sono fiera ma in cattività
sedata
da un verso che mi culla e che mi illude d’avermi
liberata

“Bestia che parla” così diceva Ortese,
fiera in cattività che scrive, poco è cambiato ma
io rimango dentro, assieme a voi,
in questa cella
per scrivere sui muri che
c’è stata già mia madre
e che c’è ancora dentro, senza saperlo,

Marinella Polidori

Motivazioni della Giuria
“La stanza tutta per sé” di Virginia Woolf (saggio sul rapporto tra donne e scrittura del 1929)  diventa “cella” per Polidori, che acutizza e attualizza così la condizione della donna nella scrittura, descritta 90 anni or sono. Non si tratta di una poesia del lamento, ma della presa d’atto che la matrice autoriale femminile in letteratura (e non solo) non ha ancora raggiunto la piena emancipazione, né ha ottenuto il debito riconoscimento.  A ulteriore conforto – nel gioco linguistico “io sono fiera ma in cattività”, la citazione di Anna Maria Ortese, scrittrice che – estranea a frequentazioni mondane –  ha scelto la solitudine di cui non è stata vittima, ma artefice. Il testo parla in prima persone, ma è la coralità delle donne che netta affiora.


Sezione 2) Speciale Sanquirico

1^ classificata

premio: targa

la poesia Mercoledì e venerdì

Mercoledì e venerdì

Sono i giorni più tristi
Vedo attraverso le sbarre
della mia cella i detenuti passare
con le loro borse colme di vestiti sporchi
che torneranno puliti con l’odore di casa
genitori fratelli e figli li aspettano
percepisco un misto di felicità
e tristezza tra i detenuti
perché sanno che un’ora dura un minuto
in questo luogo
qui la cosa più importante non è respirare
ma smettere di farlo
per emozione
per felicità
per una bella sorpresa
io spero sempre di sentire il mio nome
che dice “F. colloquio familiare”!
ma non lo sento mai e questo mi rende più debole
vulnerabile
solo
esco in cortile e mi metto a camminare
sempre più veloce
un pensiero mi segue e mi raggiunge sussurrandomi
“non sei solo, sei rimasto solo”


2^ classificata

premio: targa

la poesia Odore del legno

Odore del legno

Ogni legno ha la sua essenza
ha il suo profumo
Come il sommelier con il vino
Se lo tagli ti dice tutto
Ti racconta la sua storia.
Il noce, per dire, ha un profumo fresco
la sua segatura ha un colore rossiccio/ marrone
è talmente tenera e soffice quasi fosse neve
L’abete e il pino sono due legni resinosi.
Resina e il suo profumo, ti si appiccicano addosso.
Dal legno escono “lacrime” di resina
che sembrano piangere.
Hanno un profumo talmente forte
che assomiglia a Must di Cartier.
Il frassino invece è un po’ irritante
con delle venature stupende
Uno dei pochi legni che si abbina con tutti i colori
ma si sposa molto bene con il nero.
Il rovere è molto bello
Ogni legno ha la sua essenza.

autore

3^ classificata

premio: targa

la poesia A tutte a lei

A tutte a lei

Il respiro di una sera in affanno.

Sul tergicristallo
la pioggia che screzia
di puntini i tuoi silenzi

pieno in auto
l’odore di pelle della tua borsa
il tuo sorriso tirato

la voglia fra le gambe
che batte come un altro cuore
e non provi colpa
anche se dovresti

Io alla stazione di Monza
al freddo
cercandoti in ogni donna

quanto sei lontana
quanto sei vicina

potresti mutare in magia
un trucco nuovo

fisso il mio riflesso sbiadito
nelle vetrine demodé
contando i pezzi mancanti
ricontando quelli rimasti


Sezione 3) Lingua dialettale – Poesia edita

1^ classificato

premio: € 300,00 e targa

Nadia Mogini con il volume Issne

Motivazioni della Giuria:
Parlare poco ma dire cose importanti. È con questo adagio, probabilmente recuperato dal fondo della cultura popolare, “dialettale, per dirla tutta”, che possiamo accedere a questo libro di Nadia Mogini “Issne” (Andarsene). Ma andarsene dove, se l’altrove è sconosciuto e presenta gli stessi interrogativi della nostra realtà? Certo, la poesia non è fatta per consolare, o peggio, per creare illusioni. Ecco allora queste poesie, costruite nella lingua “straniera” del dialetto, affermare il desiderio, non di un luogo, bensì il bisogno di una totalità consapevole  che possiamo andarcene da tutti e da tutto ma non da noi stessi. Lingua del risparmio la sua ma perfetta per le intenzioni dell’autrice. Lingua della necessità che non può e non vuole essere confusa con tutte le altre.


2^ classificato

Giacomo Vit con il volume Trin Freit
premio: Medaglia artistica La luna di Monza

Motivazioni della Giuria:
Assai suggestivo il tema del freddo, inteso come morte, smascheramento, anche della parola, e, infine, profezia. La lingua è stringata e a volte esplode in suoni e immagini forti. Racconto che corteggia il civile e la sua funzione nella parola.


3^ classificato

Loredana Bogliun con il volume Sfisse
premio: targa

Motivazioni della Giuria:
Stile pacato, sorvegliatissimo, non senza momenti di grido e disperazione. Trova le sue punte più alte nelle poesie d’amore e nella dichiarazione di una scelta di silenzio e marginalità, intesi propriamente come manifesto poetico.

Posted in Isabella Morra 2017, Mirabello Cultura 2017 Tagged 2017, Poesia

Articolo scritto da La Casa della Poesia di Monza

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Posted: 02/01/2017

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