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Recensione del libro L’ultimo arrivato di Marco Balzano

Pubblicato da La Casa della Poesia di Monza - 01/02/2016
Marco Balzano durante una cena letterariaLECTIO MAGISTRALIS
MARCO BALZANO
5 febbraio ore 11 via Petrarca 10- Monza
Sala conferenza- Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza

Marco Balzano, vincitore del premio Campiello 2015 con L’ultimo arrivato, Sellerio, dialogherà con Elisabetta Motta, critica letteraria e vicepresidente de La Casa della Poesia di Monza e con alcune classi di studenti liceali di Monza e Brianza e del Comasco.

Il tema della lectio magistralis è
L’emigrazione minorile dal Sud al Nord Italia negli anni ’50 e ’60.
Introduce Antonetta Carrabs

Guarda le foto dell’evento:

  • Antonetta Carrabs, Marco Balzano, Elisabetta Motta - Mirabello Cultura 2016 - Lectio Magistralis Marco Balzano
  • Il pubblico presente in sala costituito da studenti liceali - Mirabello Cultura 2016 - Lectio Magistralis Marco Balzano
  • Marco Balzano, Elisabetta Motta, Laura Cesana - Mirabello Cultura 2016 - Lectio Magistralis Marco Balzano

Recensione di Elisabetta Motta a L’ultimo arrivato di Marco Balzano, Sellerio 2015 (vincitore del premio Campiello 2015)

Il protagonista de L’ultimo arrivato di Marco Balzano è Ninetto, detto pelleossa, un bambino nato a San Cono, un paesino alle pendici dell’Etna, cresciuto a pane e acciughe, emigrato a Milano all’età di nove anni  in compagnia del paesano Giuvà (il cui nome è un omaggio a Fontamara di Silone), per cercare di sfuggire alla fame e alla miseria.

Come ha spiegato nella Nota posta in chiusura del testo, l’autore si è documentato non solo leggendo saggi sociologici ma intervistando una decina di uomini, che hanno vissuto in prima persona l’emigrazione nel  triangolo industriale Milano -Torino – Genova, fra gli anni ’50 e ‘60. Un tema poco approfondito quello dell’emigrazione minorile, caro all’autore forse anche per via del fatto che sua madre è emigrata dal Sud a quattordici anni con lo zio Nicola, il fratello maggiore, in un piccolo paese alle porte di Milano, Baranzate, poco lontano dal paese in cui egli attualmente abita.

L Ultimo Arrivato - libro di Marco Balzano
L Ultimo Arrivato – libro di Marco Balzano

Per sopravvivere Ninetto comincia a lavorare come fattorino per una lavanderia del centro, in attesa di compiere i quindici anni ed entrare a lavorare in fabbrica. Nel romanzo ci racconta la vita da manovale e il tempo trascorso  in locanda con una squadra di muratori abruzzesi e poi di seguito in una baracca di legno con muratori calabresi. È un vita avventurosa e rocambolesca quella di Ninetto, vissuta con quella nota ironica che caratterizza fin dall’inizio il personaggio ma anche con quella inconsapevolezza che possono avere solo i bambini, che lo porta a non dar peso ai pregiudizi e al razzismo di chi lo chiama «napulì» o di chi urla «terroni, andate a casa vostra». 

A Milano  conosce Maddalena che poi sposerà dopo aver fatto la fuitina. Finché poi, all’età di quindici anni, entrerà in fabbrica dove resterà per trent’anni, lavorando alla catena di montaggio. L’alienazione derivante da un lavoro monotono e ripetitivo, da  una vita sempre uguale a se stessa lo condurrà a spegnersi dentro, a soffocare i suoi sogni, ad abbandonarsi alla malinconia e alla gelosia nei riguardi della moglie e poi della figlia. Questo sentimento spinto all’esasperazione lo porterà molti anni dopo a ferire gravemente il fidanzato della figlia, con quel coltello che da sempre portava in  tasca, e  per questo finirà nel carcere di Opera.

Quando ne uscirà, dieci anni dopo, troverà una Milano profondamente mutata. La Milano degli anni ‘60, quella di Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti, di Francesco Rosi raccontata ne Le mani sulla città (1963) e dei racconti di Giovanni Testori Il ponte della Ghisolfa (1958) lascia il posto ad una Milano completamente mutata: nei posti dove vi erano fabbriche ora vi è la sede dell’Università Bicocca, sono spuntati nuovi palazzi nella zona di Garibaldi e Greco e fanno  capolino i grattaceli dell’Expo. E ci sono i nuovi migranti: cinesi, marocchini, asiatici … a cui Ninetto guarda all’inizio con sospetto e diffidenza, talvolta con timore,  ma poi finirà addirittura per lavorare come corriere  pizza-express per due di loro e per frequentare un bar cinese, i cui proprietari sono due giovanissimi  ragazzi che gli ricordano i suoi trascorsi di galoppino, quando aveva più o meno la loro età e forse gli stessi sogni. E così si ritrova  ad aiutarli a  fare i caffè, ad accompagnarli a fare la spesa e infine li inviterà a cenare a casa sua.

Marco Balzano durante una cena letteraria
Marco Balzano durante una cena letteraria

L’ultimo arrivato è un libro che ci permette di porre le vecchie e le nuove migrazioni a confronto, di farci qualche  domanda in più su questo fenomeno che resta sempre d’attualità e scatena in noi paure ancestrali e diffidenza verso chi è straniero.

Il ricorso della storia si evidenzia anche attraverso la figura di Ninetto, che ritorna anni dopo a fare il galoppino per le vie di Milano con la sua bicicletta e che resta sempre e comunque un escluso, uno straniero, l’ultimo arrivato, appunto.

Il tema dell’estraneità è riproposto  anche attraverso il riferimento a Lo straniero di Camus. Dice il protagonista: «Ho finito di leggere Lo straniero. Forse ne comincerò un altro, ma so già che meglio di questo non ne troverò. Anche io sono straniero. Reietto e squalificato a vita. Anch’io sento che le ragioni  non esistono e che quelle poche che si possono trovare le so spiegare solamente in una lingua che gli altri non intendono.»

Una storia di oggi che ci fa interrogare sul presente alla luce del passato, in cui si coltiva l’illusione di essere di fronte ad un romanzo neorealista e in cui anche l’approccio verista è smentito, perfino nella parte ambientata in Sicilia. Non ritroviamo infatti le tecniche dell’impersonalità, il romanzo corale, lo straniamento e pur essendo una storia realistica è sempre presente anche la dimensione del sogno. Tuttavia il linguaggio usato, coi suoi retaggi del dialetto siciliano ed espressioni tradotte in Italiano, che danno vita talvolta ad evidenti sgrammaticature, ci ricorda Verga,  ma ad esso si mescolano espressioni e termini milanesi che spesso ci fanno sorridere, come quando  fa capolino fra le pagine il giuanin pipeta,  protagonista di numerose filastrocche che circolavano negli anni ’60.

Nel romanzo sono presenti  i due punti di vista: quello del bambino e quello dell’adulto, che si alternano liberamente nei capitoli, creando all’inizio un certo spaesamento nel lettore ma scongiurando in questo modo il rischio sempre in agguato della retorica, dello stereotipo o del sociologico.

È un romanzo che ci parla anche di paternità mancate: quella di Ninetto, che ha trascorso in carcere dieci anni senza mai veder crescere la figlia, quella di suo padre che lo picchiava e  non ha mai compiuto un gesto affettuoso nei suoi riguardi, quello del paesano Giuvà, a cui era stato affidato nella sua venuta al Nord  e da cui scapperà dopo avergli fatto numerosi scherzi e averlo sfottuto davanti a tutti, ritrovandosi finalmente libero ma anche tremendamente solo. L’unico vero padre e maestro  è stato per lui Vincenzo, suo insegnante alla  scuola di via dei Ginepri a San Cono, che gli aveva fatto imparare le poesie di Pascoli a memoria e che gli aveva trasmesso la voglia di diventare maestro e di fare il poeta. È anche colui che gli ha insegnato che imparare a scrivere significa prendersi la responsabilità di ogni parola. Maestro di scuola e di vita Vincenzo è certo uno fra i personaggi più riusciti del romanzo, oltre ad essere l’unico autobiografico. L’amore per la poesia e più in generale per la letteratura lo accompagneranno per tutta la vita e nella miseria e nella solitudine saranno la sua ancora di salvezza.

Marco Balzano durante una cena letteraria
Marco Balzano durante una cena letteraria

E benché Ninetto abbia dichiarato che è bellissimo anche stare in silenzio, man mano che passano gli anni si avverte nel  personaggio il desiderio di raccontare la sua storia a chi può farne tesoro, la nipote Lisa, l’unica in grado di custodirla. Egli però non la può vedere, perché la sua unica figlia ha deciso di non fargliela conoscere, ancora in collera con lui per via dell’accoltellamento nei riguardi del suo fidanzato, divenuto poi marito. Se fosse stato capace la sua vita l’avrebbe scritta sulle pagine di quel diario che il maestro Vincenzo gli aveva regalato quando era bambino, ma la mano gli si irrigidiva ogni volta che prendeva in mano una penna. E così,  nel finale del libro, quando riuscirà a sottrarre per qualche ora la nipotina alla custodia della nonna, per farsi accompagnare in  una sorta di viaggio infernale negli alveari di via Gorizia, dove lui aveva vissuto, sentirà crescere dentro di sé un nuovo sentimento e si accorgerà di aver allontanato almeno per un attimo la paura di andarsene da questa vita senza lasciar traccia. «A quelle parole ho sentito il cuore spostarsi nel petto, sgorgarsi da qualcosa che da troppi anni lo ostruiva e a cui non so dare un nome. E mi dispiace che in quel momento non è venuta a prendermi la morte, ma dopo che se la sono portata via, forse per sempre, sono rimasto vivo, per tutta la notte sveglio a cercare dalla finestra di via Jugoslavia una stella cadente, che non ho trovato.»

— Pubblicato su Rivista Clandestino, 29 gennaio 2016

NOTA SULL’ AUTORE


Marco Balzano
è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante di liceo. Ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie Particolari in controsenso (Lieto Colle, Premio Gozzano). Nel 2008 è uscito il saggio I confini del sole. Leopardi e il Nuovo Mondo(Marsilio, Premio Centro Nazionale di Studi Leopardiani). Nel 2012 ha pubblicato la raccolta poetica Mezze verità, Vita Felice.  Il suo primo romanzo è Il figlio del figlio (Avagliano 2010, finalista Premio Dessì 2010, menzione speciale della giuria Premio Brancati-Zafferana 2011, Premio Corrado Alvaro Opera prima 2012), tradotto in Germania presso l’editore Kunstmann.  A questo primo romanzo hanno fatto seguito Pronti a tutte le partenze (Sellerio 2013) e L’ultimo arrivato (Sellerio 2014). Con quest’ultimo vince nel 2015 il premio Campiello.


I ritratti di Marco Balzano sono di Alessandra Citterio. Gli scatti sono stati realizzati durante la Cena letteraria organizzata presso La Cascina di Mattia a Cantù il 29/01/ 2016 in collaborazione con la libreria Area LIbri di Seregno

Posted in Mirabello Cultura 2016 Tagged 2016, Lectio Magistralis

Articolo scritto da La Casa della Poesia di Monza

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Posted: 02/01/2017

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